Ca' Busca apre, e il Gorgo Lab apre con lei

All'inaugurazione di Ca' Busca abbiamo acceso le macchine e messo in fila i nostri progetti, per far vedere a Gorgonzola cos'è un makerspace e chi lo fa vivere.

Gorgo Lab ·

La sala del Gorgo Lab a Ca' Busca, con lampade ad anello sotto le travi di legno, lunghi tavoli bianchi carichi di progetti e attrezzi e una cassetta di piante sul tavolo centrale

Sabato 24 ottobre Ca’ Busca ha aperto le porte alla città. Il complesso storico di via Montenero, appena restituito a Gorgonzola, ora ospita sale studio, spazi per gli eventi, le politiche giovanili e i laboratori. Uno di questi laboratori è il nostro.

Il cortile di Ca' Busca in una giornata di sole: un prato verde con alberi alti, panchine e tavolini bianchi, gruppi di persone che passeggiano davanti all'edificio giallo con i portici ad arco
Il cortile di Ca' Busca il giorno dell'inaugurazione.

Per l’inaugurazione abbiamo deciso di non limitarci a raccontare cos’è un makerspace: abbiamo preferito farlo vedere. Abbiamo apparecchiato la sala come una vetrina, con i progetti finiti su un lato e gli attrezzi accesi sull’altro, e abbiamo lasciato le cose a portata di mano. Chi passava poteva prendere in mano i pezzi, osservarli e chiedere come funzionano.

I progetti in vetrina

Un paio di cuffie bianche e un piccolo contenitore stampato in 3D, grigio e verde, appoggiati su un tavolo accanto ai volantini del Gorgo Lab; sullo sfondo una stampante 3D e altri progetti
ANGELO in primo piano, con i volantini che lo raccontano.

Sui tavoli c’era una parte di quello che è passato dai nostri banchi:

  • ANGELO, l’amplificatore da cuffia equalizzato sulla voce umana, nato per un signore di 105 anni ma che ora aiuta molti altri anziani e non solo. L’abbiamo messo a disposizione per chiunque volesse provarlo;
  • l’orto in cassetta di Gorgoglìo, con l’insalata che cresce nell’acqua senza terra, sul terrazzo di molti gorgonzolesi;
  • il Mamecab, l’arcade stick di legno collegato a un monitor: è stato il pezzo più conteso della giornata;
  • una cornice LED, una cornice dorata da quadro antico con dentro una matrice di pixel colorati al posto della tela, per far giocare i bambini;
  • Space Invaders in 1D, il classico da sala giochi ridotto a una sola striscia di luce. È la dimostrazione che un’idea strampalata, portata fino in fondo, diventa un gioco vero.

Nessuno di questi oggetti si compra in negozio, ed è proprio questo il punto. Ciascuno è nato da un’esigenza, da una curiosità o da una scommessa, e ha preso forma un pezzo alla volta, con parecchi tentativi buttati lungo la strada.

Gli attrezzi, accesi

Una stampante 3D arancione e nera su un tavolo, circondata da oggetti stampati: portachiavi gialli, un polpo azzurro, una barchetta bianca, un faro, cassette in miniatura e una targa blu con la scritta "Made in Gorgolab"
La stampante 3D, con intorno quello che sa fare.

Dall’altra parte della sala c’erano le macchine: il trapano a colonna, la stazione saldante, gli attrezzi per lavorare il legno e la stampante 3D, circondata da oggetti stampati che si potevano prendere e rigirare fra le dita.

La stampante ha raccolto la sua solita piccola folla. Guardare un oggetto che cresce un millimetro alla volta, strato su strato, ha qualcosa di ipnotico, e la domanda arriva sempre: «ma quindi posso stampare quello che voglio?». La risposta onesta è: quasi. Prima però va disegnato, e in quel momento la stampante smette di essere un giocattolo e diventa uno strumento.

Un banco di lavoro con un circuito millefori e una scheda a microcontrollore in primo piano, una terza mano con lente, un aspiratore per i fumi di saldatura, valigette di attrezzi e la stampante 3D sullo sfondo
Il banco dell'elettronica: circuiti fatti a mano, terza mano e aspiratore per i fumi.

Cosa abbiamo provato a dire

È stata una bella giornata. Sono passate tante persone, molte delle quali non avevano mai sentito la parola makerspace e se ne sono andate sapendo cos’è. Più che le macchine, però, ci premeva far passare un’altra idea:

in un makerspace i protagonisti sono le persone che entrano.

Gli attrezzi contano, ma un trapano a colonna si trova anche altrove. Qui c’è anche una comunità: ingegneri, informatici, elettronici, designer, hobbisti, studenti e pensionati, accomunati dalla voglia di creare, modificare, adattare, smontare e capire come funzionano le cose dentro. E poi di raccontarlo agli altri, perché quello che uno scopre al banco serve a chi arriva dopo.

È lo stesso motivo per cui esiste questo sito: ogni progetto documentato è un progetto che qualcun altro può rifare, correggere o migliorare.

Per questo non serve arrivare con un progetto già pronto. Basta un’idea, una curiosità o un problema da risolvere: la lampada che non si accende più, il pezzo di plastica rotto che non si trova come ricambio, la cosa che ti piacerebbe costruire e che non sai da dove cominciare. Il resto lo si capisce insieme.

E adesso?

Adesso tocca a voi. Il mercoledì sera, dalle 20:30, il lab è aperto a tutti: si entra senza prenotare, si guarda a che punto sono i progetti e si fa qualche domanda. Gli orari completi e le regole per usare le macchine sono nella pagina Lo spazio. Se invece avete già qualcosa da raccontare, la pagina Contribuire spiega come pubblicarlo qui.

Grazie a chi è passato sabato, a chi ha fatto domande difficili e a chi ha giocato al Mamecab più a lungo del previsto. Vi aspettiamo al banco.